Nell’immaginario collettivo il vino di Madeira è legato a due grandi stereotipi: le scaloppine (che sull’isola non trovi neanche a pagare oro!) e come sinonimo di vino ossidato (anche se i più nazionalisti al termine “maderizzato” preferiscono “marsalato”)

Il Madeira invece è un grande vino, con un grande passato e con un futuro tutto da inventare.

Si tratta di un vino fortificato, cioè ottenuto aggiungendo alcol (generalmente brandy) al mosto, in modo da aumentarne la percentuale alcolica. Ma quello che differenzia il vino di Madeira dagli omologhi (come Marsala o Porto) è il fatto che si scoprì che durante il trasporto in nave il vino acquisiva eleganza e personalità, nonostante gli sbalzi termici a cui era sottoposto; era anzi un doppio passaggio dell’equatore a regalare finezza di profumi e completezza di maturazione. Questa condizioni vennero quindi ricreate artificialmente, lasciando il vino in ambianti – detti estufas – in cui la temperatura supera i 40° C e dove il vino viene lasciato deliberatamente a contatto con l’aria, in modo da fargli acquistare la caratteristica nota ossidata.

DSC_0493Forse non tutti lo sanno, ma il Madeira è un vino bianco. Anche se per il 90% della sua produzione si utilizza un vitigno a bacca nera, il tinta negra mole. Con questa uva, magari in blend con le altre più nobili, si producono i vini più semplici, che invecchiano dai 3 ai 10 anni e non riportano in etichetta l’anno della vendemmia.
Discorso diverso per i vini di riserva, prodotti solo nelle grandi annate e utilizzando un solo vitigno, quello che nella stagione ha dato i risultati migliori. Si tratta di quattro moschettieri, tutti a bacca bianca ma ognuno con caratteristiche differenti. Il Sercial, che regala vini secchi e che viene utilizzato anche nella produzione di fini bianchi ordinari; il Verdelho, da cui si ottengono vini semisecchi; il Boal, che dona vini semidolci; la Malvasia, regina dei vini dolci, qui inglesizzata in Malmsey. Queste riserve passano lunghissimi periodi (in alcuni casi oltre 80’anni!) in botte e una volta messi in bottiglia mantengono praticamente inalterate le loro caratteristiche.

Dopo alcuni giorni passati a girare per l’isola di Madeira diventa inevitabile chiedersi da dove arrivi tutto il vino che si è bevuto nei giorni precedenti e che viene proposto in ogni locale, dal bar frequentato da una pittoresca fauna locale al ristorante stellato, passando per i negozi che, accanto ai soliti souvenir, propongono bottiglie di oltre trent’anni a prezzi non proprio popolari.
Perché a Madeira le vigne quasi non si vedono.
DSC_1076Se la costa sud è il regno quasi incontrastato degli alberi da frutta – soprattutto banani, in alcuni tratti assoluti padroni del paesaggio – occorre spostarsi nella parte nord per scorgere qualche traccia di vite. E non aspettatevi distese di vigneti ordinati e pettinati: rimarreste profondamente delusi. Sia perché molti vigneti sono protetti dal vento (e nascosti) da fitti cespugli di erica, sia perché l’ordine non è proprio il sovrano, anzi, gli alberelli di vite crescono in maniera piuttosto anarchica. In ogni caso si tratta sempre di appezzamenti molto piccoli; e non potrebbe essere altrimenti, vista la conformazione dell’isola. Due picchi paralleli – vette di 2 vulcani che superano i 1800 metri di altitudine e che si gettano quasi a capofitto nel mare. Tutto a Madeira è strappato alla roccia: case, strade, fazzoletti di terra ricavati da ripidissime terrazze, dove il lavoro si fa fatica più che altrove.

Nonostante questo la produzione dichiara numeri di tutto rispetto, che oscillano tra i 4 e i 4,5 milioni di litri annui e che rappresentano una delle voci più importanti nell’economia dell’isola.

Quindi, è sicuramente più semplice degustare e bere il vino di Madeira che cercarne le vigne. Molte aziende hanno sede a Funchal, la capitale dell’isola. E quasi tutte offrono la possibilità di degustare i loro vini.

Nel prossimo post vi racconterò come sono andate le mie visite e, soprattutto, i miei assaggi.