“Fate largo all’avanguardia / siete un pubblico di merda / applaudite per inerzia / ma l’avanguardia è molto seria.”
(Skiantos, Largo all’Avanguardia)

A Torino, sino al 15 febbraio, a Palazzo Chiablese c’è una bella mostra: “Avanguardia Russa. Da Malevič a Rodčenko. Capolavori dalla collezione Costakis”.

AVANGUARDIA 01Prima di parlarvene faccio però una doverosa premessa. L’approccio del lettoresommelier all’arte è molto semplice: mi piace/non mi piace. Non ho – purtroppo – una formazione tale da poter giustificare un parere piuttosto che un altro. Se un’opera mi piace non so spiegare il perché: mi piace e basta.

AVANGUARDIA 02

Kazimir Malevic, Ritratto (1910)

Ma veniamo all’Avanguardia e alla mostra.
Si tratta della collezione privata di George Costakis, mecenate che dopo la Seconda Guerra Mondiale raccolse e salvò dal regime stalinista la produzione dell’arte sperimentale russa di inizio ‘900.

AVANGUARDIA 04

Ljubov’ Popova, Senza titolo (1921)

La mostra raccoglie circa 300 opere, rappresentative delle varie correnti che interessarono i primi quarant’anni del secolo scorso: Suprematismo, Cubo futursimo, Cosmismo, Costruttivismo, Proiezionismo e chi più ne ha più ne metta.
Ma, al di là delle varie correnti, sono due le cose che colpiscono il visitatore: la freschezza visionaria e anticipatrice delle opere esposte, e le molte artiste donna presenti. Appese alle pareti troviamo tele che anticipano l’astrattismo di Mondrian o Pollock, ma anche opere che richiamano il fumetto e la graphic novel. Grande tecnica ma non solo: una visionarietà e una gestione del colore e dello spazio che si ritroveranno alcuni decenni dopo.
La presenza femminile è significativa non solo numericamente ma – cosa secondo me ancora più importante – per l’assoluta pariteticità con gli artisti uomini. Non vi è differenza di segno, di tematiche, di inventiva, tra i rappresentanti maschili e quelli femminili, e opere come quelle della Popova o delle sorelle Ender sono tra le migliori della collezione. Anche questo dimostra quanto fossero all’avanguardia in quel contesto.

Vino in abbinamento.
Cosa bere usciti dalla mostra, magari sfogliandone il catalogo? Il bravo sommelier sarebbe combattuto tra un vino che si contrapponga e uno che invece agisca in concordanza. Io sono salomonico, vi propongo le due alternative e lascio a voi la scelta.
In contrapposizione all’avanguardia ci va un vino classico, prodotto in modo tradizionale (ma cosa vuol dire tradizionale? magari ne parliamo un’altra volta). Ce ne sono molti, a me viene in mente un grande classico come il Barolo di Bartolo Mascarello (che disegnava le sue etichette, e quindi c’è anche un legame con l’arte).
La concordanza richiede ovviamente un vino che sia all’avanguardia. Scelgo la Ribolla di Gravner, il primo – era il 1997 – ad usare le anfore per la vinificazione. Un’avanguardia che ha fatto scuola e che ormai è diventata quasi tradizione.
Siamo sicuri che esistano categorie così distinte?

AVANGUARDIA 03

Aleksandr Rodcenko, Ritmo espressivo (1943/44)