“Non starai leggendo un po’ troppo in quelle tre parole?”.
“Che altro possiamo fare se non leggere troppo nelle cose?” disse Patrick con tono disinvolto.
“In quale mondo povero, fragile, ottuso vivremmo, se non lo facessimo. E poi, sarebbe forse possibile? C’è sempre un significato più grande di quello sul quale riusciamo a mettere le mani”
(Edward St Aubyn, Latte Materno)

 

Perché?

Un altro blog che parla di vino? Antociani, catechine, sentori di aldeide cinnamica, polemiche su Brunello taroccati o trite banalità sullo scontro tra bollicine francesi e italiane. Che palle!
Lo so che molti, imbattendosi in queste pagine hanno pensato quanto sopra, o ci sono andati molto vicino. E non posso dar loro torto, visto che spesso – troppo spesso – ho pensato anche io le stesse identiche cose.
Mi si aprivano due strade: continuare (sterilmente) a criticare e a incazzarmi per questo vuoto imperante, oppure tentare di proporre qualcosa di diverso e di nuovo.
Con il rischio di apparire presuntuoso ho optato per la seconda soluzione.

Ma non sono solo la presunzione e la voglia di fare qualcosa di diverso che mi ha spinto a impelagarmi in questa impresa.
Anzi.
Ci sono l’amore e la passione per i libri, la lettura, il vino e le sue storie. E c’è la voglia di condividere le esperienze belle e buone (adesso sono quasi melenso!) che mi sono capitate e mi capiteranno.
C’è una consapevolezza – molto recente – derivata da anni di degustazioni fatte spesso e volentieri con grandi maestri.
C’è una ricerca che dura da qualche anno e che mi ha portato a chiedermi se può esistere un modo nuovo e diverso di raccontare e di scrivere il vino.
Ma c’è anche la voglia di sentire le vostre opinioni e di essere arricchito dalle esperienze di chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio.

Cosa?

lettoresommelier nasce come tentativo di coniugare due delle mie passioni – vino e letteratura – riservando un occhio di riguardo non solo alla sostanza ma anche alla forma e alla scrittura. Ché mortificare un vino scrivendone in cattivo italiano è peccato mortale.

Ma non si parlerà solo di vino e di libri, anzi. Si parlerà molto anche di viaggi, di musica, di attualità, spesso e volentieri cercando di mischiare argomenti e suggestioni. Insomma, scriverò di tutto quello che mi passa per la testa, raccogliendo stimoli e suggerimenti da chi avrà la voglia e la pazienza di leggermi. E tenterò anche degli abbinamenti – magari impossibili o non ortodossi –, spunti e provocazioni per cercare di dimostrare sul serio che vino e cultura posso andare a braccetto.

Cercherò di farlo in modo semplice (anche con l’aiuto di un glossario), per permettere a tutti di seguirmi: dal più incallito dei sommelier a colui per cui il vino resta ancora una materia misteriosa governata da una setta di pazzi invasati con un loro linguaggio in codice (con l’ambizione di farlo ricredere).

Perché il vino, come tutte le cose belle, deve anche liberare e aprire la mente.
E – sempre – regalarci emozioni e piacere.

Dove?

Nei meravigliosi (?) anni ’80 ero innamoratissimo dello spot della Pro Kennex, che recitava “the world is your playground”. Per me, allora ragazzo innamorato della geografia e dei viaggi, quello slogan – banale e pomposo quanto volete – aveva un significato e un fascino particolari.

Con i primi soldi guadagnati ho iniziato subito a viaggiare e sono stato un privilegiato: non solo perché nella mia vita ci sono stati – e spero ce ne siano ancora in futuro – molti viaggi, ma anche perché per alcuni anni sono riuscito a fare di questa passione il mio lavoro.

Così come per le letture, anche la mappa dei miei viaggi è eterogenea e anarchica, con vuoti clamorosi (ebbene sì, confesso, non sono mai stato a Londra!) ma con l’immensa fortuna di essermi potuto recare più di una volta in paesi anche lontani, in modo da coglierne i cambiamenti.

Ho – come tutti – i miei luoghi del cuore, così come ho i miei libri e i miei vini d’affezione.

Senza tralasciare quello che avviene qui da noi, visto che, almeno in campo enologico, siamo senz’altro una realtà privilegiata, gli argomenti trattati dal lettoresommelier non saranno vincolati a un’area geografica limitata. Se succederà qualcosa di interessante in Nuova Zelanda, se mi capiterà di bere un vino birmano degno di nota, se un romanzo angolano colpirà la mia attenzione, non esiterò a parlarvene.

Perché, se già negli anni ’80 il mondo era un unico e grande campo da gioco, oggi, dopo più di trent’anni, lo è ancora di più

Quando?

Il manuale del perfetto blogger (qualcuno l’avrà mai scritto?) raccomanda di alimentare il serbatoio dei post con una certa frequenza, e soprattutto di rispondere sollecitamente agli eventuali commenti.
Tutto vero.
Ma se rispondere è doveroso e soprattutto segno di educazione, ritengo che lo scrivere non debba essere vincolato da scadenze. Il manuale del perfetto scrittore (e di questi ce ne sono, pure troppi) impone di rileggere, riscrivere, tagliare, cesellare: e queste sono cose che richiedono tempo e attenzione.

Cercherò di aggiornare le pagine del lettoresommelier con costanza e puntualità e soprattutto cercherò di rispondere in tempi ragionevoli a tutti coloro che avranno la bontà di scrivermi.

E soprattutto il mio scrivere sarà influenzato dagli stimoli – letture, degustazioni, viaggi, visioni, ascolti, notizie, avvenimenti – in cui avrò la fortuna o il merito di imbattermi giorno dopo giorno.

Senza mai incorrere nella grafomania e soprattutto evitando di scrivere tanto per farlo nel caso, spero remoto, di essere a corto di argomenti validi e interessanti.