Quando, negli anni ’90, Christoph Künzli rilevò l’azienda di Antonio Cerri – un piccolo vigneto poco più grande di mezzo ettaro – in cantina trovò una bella sorpresa: alcune botti di vecchie annate di Boca. Le assaggiò e decise di imbottigliarle, in omaggio al quel vecchio produttore che fu uno dei salvatori di questa piccola denominazione.
Non lo fece però adottando la grafica che andò ad abbigliare le nuove annate del suo Boca e dell’azienda Le Piane, bensì utilizzando una semplice etichetta bianca e il nome Campo delle Piane.

Qualche giorno fa ho aperto il 1991.

BOCA CERRIIl sommelier intransigente avrebbe da ridire sul colore non propriamente limpido: un granato appena velato ma ancora guizzante di luminosità. Ma l’intransigenza spesso è deleteria e sicuramente noiosa, per cui ce ne freghiamo e andiamo a mettere il naso nel bicchiere.
E c’è da rimanere senza fiato.
Il vino è di una perfezione al limite dell’insopportabile: frutta ancora integra, spezie, incenso, vecchi legni. Da stare quasi male tanto o profumi arrivano netti e riconoscibili.
Con l’ossigenazione perde in precisione ma guadagna in fascino. Note animali, liquirizia, caffè. E tutta la mineralità che racconta i porfidi della zona.
La bocca è dominata da un’acidità ancora vibrante, con un tannino appena accennato ma elegantissimo.
Lo dico? Lo dico. Alla cieca lo scambiereste tranquillamente per un grande Borgogna.

Incredibile ma vero, ne avanzo un po’ – signori della corte, abbiate clemenza, non era l’unico vino della serata! – e lo riassaggio due giorni dopo.
Nessuna sbavatura, anzi. Un progressione olfattiva che continua e porta il vino a esprimere ulteriori note speziate.
E in bocca la stessa vivacità di due sere prima.

Il lettore più curioso si chiederà con cosa l’abbia abbinato. Formaggi stagionati? Arrosti? Selvaggina? Nulla di tutto ciò.
La prima parte della bottiglia ha accompagnato dei testaroli al pesto di pistacchi, la seconda un risotto capesante e zucchine profumato allo zenzero.
Inorriditi? Peggio per voi. Il Boca, e non solo lui, è la perfetta dimostrazione che un vino rosso può reggere abbinamenti anche non ortodossi.
La sua grandezza sta anche in questo.