Solitamente i miei post sono meditati e scritti con relativi lentezza, frutto di scritture e revisioni. Questa volta faccio un’eccezione alla regola e scrivo di getto: a volte le cose si debbono buttare fuori prima possibile, che a tenerle dentro c’è il rischio che facciano troppi danni.

È di ieri la notizia (leggi qui) dell’ennesimo sorpasso da parte dell’Italia del vino sui cugini – perché poi si chiamino cugini devo ancora capirlo – francesi. Stando a quando riporta l’articolo di Repubblica, la vendemmia 2015 in Italia ha portato a una produzione di 48,8 milioni di ettolitri, mentre quella francese si è fermata a 46,45 milioni.
Trionfali i commenti di Maurizio Martina, ministro per le Politiche Agricole, che rivendica una superiorità a tutto tondo.

SORPASSO 02

Cosa vogliono dire questi ettolitri in più? Assolutamente nulla.
Come accenna l’articolo, la vendemmia 2015 è stata ottima dal punto di vista quantitativo (e, forse, anche qualitativo: qui sarà il tempo a dirlo definitivamente). Dunque il sorpasso è dovuto ai favori del meteo che, dopo un 2014 pessimo, ha rimediato regalando un estate e un inizio autunno – periodo fondamentale per la vendemmia – splendidi.
Ma, al di là degli inequivocabili favori del meteo, credo che certi sensazionalismi vadano evitati, visto che non fanno che aumentare la disinformazione già imperante presso i consumatori.
Siamo bravi, o lo stiamo diventando, questo è certo. Anzi, alcuni produttori possono tranquillamente competere con i grandi nomi francesi. Ma da qui a fare proclami magniloquenti ce ne passa. E, cosa che mi conforta assai, anche molti produttori sono consci di questo e non vedono di buon occhio tale sensazionalismo.
Banalizzo, ma non troppo. Qual è la percentuale di vino di qualità su questi quasi 49 milioni di ettolitri? Vogliamo andare a considerare le rese per ettaro di certi smisurati vigneti che popolano la Pianura Padana, la cui uva è destinata a vini in cui la qualità è l’ultima preoccupazione di chi li produce? Vogliamo considerare le tante frodi di cui sempre più spesso si legge, con vini comuni spacciati per prodotti a Denominazione d’Origine? E mi fermo qui,

Il discorso, purtroppo, è sempre lo stesso. Non si fa nulla – o si fa poco – per informare correttamente il pubblico. Per cui bastano due numeri per fare sensazionalismo, senza il coraggio o la voglia di andare più a fondo.

E adesso aspetto la fine dell’anno, in cui ci verranno a dire che il Prosecco è meglio dello Champagne…