Il pranzo (rivisitato) di Babette

 

“Il generale Loewenhielm, che sospettava un poco di quel vino, ne bevve un sorsetto, sussultò, sollevò il bicchiere prima all’altezza del naso e poi degli occhi, e lo posò poi, sbalordito. «Che strano!» Pensò. «Amontillado! e del miglior Amontillado che mai abbia assaggiato.»”

(Karen Blixen, Il pranzo di Babette)

 

I vini liquorosi sono spesso relegati alla fine di un pasto.

Posizione assai pericolosa, per due motivi: rischiano di essere poco apprezzati dai commensali, provati dai vini bevuti in precedenza; oppure possono, se di non grande qualità, lasciare i nostri ospiti insoddisfatti, con uno scontento che inevitabilmente farà dimenticare la soddisfazione di quanto degustato in precedenza.

Cioccolato, dolci, sigari. Per i più ardimentosi formaggio (e qui come non ricordate il grande Gino Veronelli, il primo ad azzardare questo connubio). Questi gli abbinamenti più classici: di sicuro azzeccati ma ormai quasi scontati.

Allora perché non proporre qualcosa di più originale, come per esempio un menù che preveda solo vini liquorosi per accompagnare ogni portata?

Proviamoci, magari esagerando anche un po’, in una sorta di Pranzo di Babette a base di grandi piatti e grandi vini. La lotta per contendersi il posto da protagonista sarà dura, ma i vini avranno il compito di ripulire la bocca e prepararla alle emozioni successive.

Crostini di acciughe del Mar Cantabrico con burro salato con Dry White Porto, Churchill’s

Un’apertura semplice ma non banale, tutta giocata sulla qualità della materia prima. Sapidità, grassezza, aromaticità, persistenza. In abbinamento un Porto da uve a bacca bianca, insolito per i palati italiani, da servire molto freddo. Una sferzata di freschezza e di gusto per riassestare la bocca.

ACCIUGHEPORTO

 

Caviale sevruga e blinis con Madeira Bual 1971 Blandy’s

Se la triade Champagne/vodka/tè rappresenta da sempre l’abbinamento ideale con le uova di storione, proviamo a vedere come se la cava questa versione di Madeira. Il caviale sevruga si caratterizza per la sua aromaticità e, ovviamente, per la sapidità. Il vino presenta un leggero residuo zuccherino, che lo rende appena abboccato e contribuisce a smorzare le durezze del caviale. Aromaticità e persistenza sono ideali per reggere la struttura di un piatto che viene esaltato dalle note anche salmastre del vino.

CAVIALEMADEIRA

 

Pasta con le sarde con Marsala Superiore Riserva Semisecco Ægusa 1994, Florio

Finocchietto, uva passa, pinoli, zafferano… Un piatto ricco e complesso, dove si mescolano sapori diversi e contrastanti. Abbinamento geograficamente ortodosso ma altresì spregiudicato. Base grillo per questa Marsala, che serviremo più fredda del dovuto (10/12°C) ma che non perderà le note di uva passa e frutta secca e che gareggerà in persistenza con la pasta.

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