“Sono un combattente che non può e non deve dare segni di stanchezza e di resa. Gli avversari – ci sono sempre – amo guardarli dritti, negli occhi, così che credano io c’entri dentro e veda – illuminante – la loro meschineria, l’arretratezza, la cecità morale, le colpe.” (Gino Veronelli)

VERONELLI 02

Poco più di dieci anni or sono – il 29 novembre 2004 – moriva Gino Veronelli.

Alle (poche) celebrazioni di questo decennale, volevo aggiungere due miei ricordi e una piccolissima considerazione.

Il primo ricordo risale proprio al giorno della morte di Veronelli. La sera del 29 novembre ero nella sede Ais di Torino per partecipare a una degustazione. Tema della serata i vini Triple A, e fu proprio Luca Gargano, “inventore” di questi vini, a dare la notizia e a officiare una piccola e atipica commemorazione, perfettamente in linea con il personaggio e che credo sarebbe sicuramente piaciuta a Veronelli.

VERONELLI 01L’altro ricordo è molto più remoto, e risale alla metà degli anni Settanta. Ero un bambino (sono nato nel 1968) ma ricordo perfettamente un signore dagli occhiali spessi e costretto in un impeccabile abito, dialogare di cucina con una signora corpulenta e sempre sorridente. La trasmissione si chiamava A tavola alle 7, e ad accompagnare Veronelli era Ave Ninchi.
Ne ho riviste alcune puntate su Rai5 alcuni anni or sono e, a parte il ritmo narrativo decisamente lento rispetto a quello a cui siamo abituati adesso, sono stato colpito dalla pacatezza e soprattutto dalla chiarezza con cui venivano affrontati gli argomenti. Un grande, grandissimo esempio di divulgazione. Dove erano centrali cibo, cucina, tradizioni. E dove chi ne parlava non assumeva mai il ruolo di protagonista, bensì ricopriva quello di “semplice” narratore.

Una lezione di professionalità ma soprattutto di umiltà (da parte di un personaggio che aveva tutti i requisiti per sentirsi superiore a molti) che in molti dovrebbero imparare.