Sono poche le date nella storia del vino ad avere la precisione di giorno, mese e anno.
Una di queste è 24 maggio 1976.
Quel giorno un mercante di vino inglese – Steven Spurrier – organizzò a Parigi una sfida tra i vini di Francia (Chardonnay di Borgogna e grandi di Bordeaux) e California (anche qui Chardonnay e poi Cabernet Sauvignon). La degustazione si svolse ovviamente alla cieca e la giuria, composta da soli francesi, decretò vincitori due vini americani: lo Chardonnay di Chateau Montelena e il Cabernet Sauvignon di Stag’s Leap Wine Cellars, entrambi del 1973 (e per il cabernet di Stag’s Leap si trattava della prima vendemmia commercializzata).
L’evento rivoluzionò il mondo del vino e prese il nome di Jugement de Paris.

Lo scorso anno con un gruppo di amici ho voluto ripetere la degustazione e l’esperimento. L’abbiamo chiamata Giüdissi ‘d Türin, lasciando per una volta perdere l’understatement sabaudo.
Sebbene non fossero presenti tutti i vini del 1976, abbiamo allestito due batterie di tutto rispetto.

DSC_1816 (680x1024)Vini bianchi:
Chateau Montelena – Napa Valley Chardonnay 2007
Kistler Vineyards – Sonoma Mountain Kistler Vineward 2007
François Mikulski – Mersault 1er cru les Charmes 2006
Bruno Colin – Chassagne-Montrachet 1er cru Les Chenevottes 2007
Etienne Sauzet – Puligny-Montrachet 1er cru Champ Gain 2008

Vini rossi:
Stag’s Leap Wine Cellars – S.L.V. Napa Valley Cabernet Sauvignon 2007
Joseph Phelps – Napa Valley Cabernet Sauvignon 2000
Château Montrose – Saint-Estèphe Grand Cru 2001
Château Léoville-Barton – Saint-Julien 2001
Château Pontet-Canet – Pauillac Gran Cru 2001

Prima di raccontarvi come è andata due parole sui vini, che un po’ di suspence ci vuole.

Due belle batterie, con quella dei rossi che ha raggiunto livelli stratosferici: basti dire che nessun vino è stato valuto meno di 90/100. Tutte bottiglie di grande personalità ed eleganza, piacevoli ma senza essere smaccate. Ricche ma senza troppe esibizioni. Difficile capire alla cieca quali fossero i francesi e quali i californiani.
Anche i bianchi non sono stati da meno, ma sicuramente la gioventù non ha giocato a loro favore e ha abbassato, seppur di poco, le valutazioni. Anche qui eleganza, ma ancora segnata dalla poca maturità e dai ricordi dei legni di affinamento.

DSC_1819 (1024x680)Ma veniamo ai vincitori.
Premetto ancora (lo so, sto allungando il brodo per farvi perdere ancora qualche secondo: cercate di non odiarmi troppo!) che le valutazioni sono state praticamente unanimi e le differenze di giudizio minime, segno che i valori sono emersi netti e precisi.

Il responso sui bianchi ha confermato quello che accadde a Parigi, ma con la sorpresa di un ex aequo fra USA e Francia. Château Montelena ha entusiasmato per eleganza e precisione, ma lo Champ Gain di Etienne Sauzet ha tenuto degnamente testa (per quello che può contare, personalmente l’ho preferito, attribuendogli un centesimo in più… ma è questione di lana caprina).

DSC_1837 (680x1024)Meno incertezza sui rossi, dove le differenze tra il primo e gli altri sono state clamorose.
Château Pontet-Canet ha letteralmente sbaragliato il campo, con punteggi quasi tutti superiori ai 95 centesimi. È stata la rivincita dei francesi, visto che i tre vini degustati si sono piazzati ai primi tre posti, e anche piuttosto nettamente. Sorprendente l’ultimo posto dello Stag’s Leap, sicuramente da imputare alla troppa gioventù del campione rispetto al resto del lotto. (Un paio di bottiglie sono nella mia cantina, in attesa che il tempo faccia il suo lavoro e sia gentiluomo).

Si è trattato di un bel gioco che personalmente mi ha insegnato (almeno) due cose: che anche nel mondo del vino non bisogna essere schiavi dei pregiudizi e, secondo, che le degustazioni alla cieca sono impegnative ma dicono (quasi) sempre la verità.
Devo anche raccontarvi come è stata la cena che ne è seguita, accompagnata ovviamente dalle stesse bottiglie?

p.s. : un grazie a Carlo, Emanuela, Giuliano, Manuela, Roberto, Rodolfo e Tiziana, splendidi compagni di viaggio e di bevute.