È già la terza volta che vengo meno alla promessa fatta di non occuparmi di cibo (leggi qui e qui), ma l’argomento è drammaticamente d’attualità e non posso esimermi. E poi, parlare di cibo è anche l’occasione per affrontare tematiche più ampie.

La notizia è nota a tutti e ha destato scalpore: il consumo di carni rosse e di carni lavorate potrebbe provocare l’insorgere del cancro. A dirlo non è un ente qualsiasi, ma l’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) dopo uno studio condotto attraverso un gruppo di lavoro di 22 esperti di 10 diverse nazioni. Una fonte più che affidabile, quindi, che sicuramente si sarà posta più di uno scrupolo e avrà eseguito più volte tutte le verifiche del caso prima di rendere noto e diffondere il risultato delle sue ricerche.

I commenti sono stati e sono tanti, forse troppi: il lettoresommelier è stato a lungo dibattuto se aggiungere anche la sua opinione. Purtroppo, come spesso accade in queste occasioni, gli estremismi si sprecano: chi non accetta la notizia e per provocazione ingurgita chili si salsicce e salumi, chi sentenzia il canonico “io l’ho sempre detto”, chi provoca allarmismo parlando di diminuzione dei consumi già poche ore dopo la diffusione della notizia. Il tutto – volutamente o meno, decidetelo voi – senza quella calma che in queste occasioni è più che mai un’ottima consigliera.

CARNE 02Innanzitutto è bene chiarire che, secondo l’Oms, non tutta la carne sarebbe cancerogena, ma solamente quella rossa e quella lavorata, quindi insaccati, salumi, wurstel e affini. E anche questi se consumati in una certa quantità. Ma credo il punto da cui partire sia un altro, ovvero come vengono allevati gli animali che forniscono la carne che consumiamo?
Si va da un estremo all’altro: dagli allevamenti intensivi in cui la priorità è massimo risultato nel minor tempo possibile a quelli artigianali dove gli animali vengono coccolati quasi fossero dei figli. Se nel primo caso si ricorre a mangimi chimici integrati da antibiotici e integratori, nel secondo gli animali sono alimentati come, se non meglio, degli esseri umani. Le leggende si sprecano, spesso condite da un fondo di verità: basti pensare agli agnolotti con cui viene nutrito il bue di Carrù, o alla birra e al sakè con cui viene massaggiato il manzo di Kobe. (A Torino, in via Cibrario, c’è una macelleria che vende carne di mucche allevate a nocciola Piemonte IGP.)

CARNE 01Quindi in giro c’è tanta, tantissima carne schifosa: e non solo rossa. Schifosa per come sono allevati e soprattutto alimentati gli animali. Ormai la stragrande maggioranza dei mangimi industriali è a base di mais, ovviamente geneticamente modificato. Questo ha portato a snaturare la loro dieta, specialmente quella dei bovini, essenzialmente basata su erba e fibre (per trasformare le quali è pensato il loro stomaco). Per ovviare agli inevitabili danni provocati da questa alimentazione forzata, gli allevatori sono stati indotti a integrare la dieta degli animali con medicine e antibiotici (per ridurre l’insorgenza di malattie) e integratori alimentari. Tutto a beneficio di quelle industrie chimiche che – guarda caso – producono anche concimi e fitofarmaci per la coltivazione del mais.

Il problema però non coinvolge solo la carne, ma è drammaticamente più ampio. Basti pensare all’origine, spesso dubbia, delle farine con cui sono prodotti non solo il pane, ma tutti gli altri alimenti che normalmente consumiamo: dai biscotti della prima colazione ai cracker con cui smorziamo la fame di mezza mattina. Senza arrivare a tutto il cibo spazzatura che occupa gli scaffali dei supermercati. E poi ci sono gli additivi, i conservanti, gli aromi “quasi” naturali…

Ora tutti si allarmano per le possibili conseguenze del consumo di carne, e nonostante il numero e il pluralismo dei tanti mezzi di informazione, la chiarezza che si fa è davvero poca: spesso ci si limita a cavalcare il sensazionalismo o, in alcuni casi, si approfitta della notizia per avvalorare tesi che tornano a proprio favore. Sono purtroppo poche le voci che, pacatamente, cercano di fare chiarezza e di fornire informazioni corrette e facilmente fruibili.

Al di là delle proprie convinzioni personali, che possono portare a scegliere un regime alimentare che rinuncia al consumo di carne, sicuramente ognuno di noi deve diventare consapevole di cosa porta a tavola e attento al momento dell’acquisto. L’ideale – e come tale spesso non totalmente praticabile – sarebbe poter tracciare la provenienza di ogni alimento che viene consumato. Solo allora la tavola – e la carne, per chi la mangia – tornerà a essere un vero piacere.
Un piccolo suggerimento: iniziate dal leggere l’etichetta dei cibi che acquistate e se vi viene a noia perché troppo lunga, allora vi consiglio di non acquistare quel cibo!

p.s. 1: mi sbilancio e faccio una previsione, con la viva speranza di essere smentito. Purtroppo abbiamo la memoria corta, e fra poche settimane nessuno parlerà più di insaccati e carne rossa cancerogeni, visto che altre sensazionali notizie avranno preso il sopravvento, pronte anch’esse a cadere nell’oblio. Anche per questo è importante un’informazione corretta e facilmente comprensibile, che resista allo scorrere del tempo e alla perdita di memoria.

p.s .2: mentre scrivo queste righe arriva la notizia che anche il caffè sarebbe incriminato. Ebbene, quello che ho scritto sopra non cambia di una sola virgola. Consapevolezza e attenzione sono le armi migliori che abbiamo per difenderci, vivere sani e abbandonarci ai piaceri del cibo.