Continuiamo con i pronostici di questo mondiale parallelo. Se vi siete persi il post con i primi quattro gironi lo trovate qui.

BRASILE 04GIRONE E
Svizzera
Praticamente sconosciuta (solo l’1% del vino viene esportato!) è una pericolosissima outsider, specialmente per chi la incontrerà negli scontri diretti. Se lo Chasselas è la stella conclamata e attesa dagli addetti ai lavori, sono numerosi i compagni di squadra in grado di supportala. Qualche nome? Arvine, Johannisberg, Amigne e il naturalizzato Merlot.
Ecuador
Gli altipiani andini consentono la coltivazione della vite, nonostante la latitudine proibitiva. Poca roba, però. Appena sufficiente a lasciarsi alle spalle l’Honduras e non chiudere ultimi il girone.
Francia
Quando si hanno i migliori tre giocatori al mondo (Borgogna, Bordeaux e Champagne) e una serie “comprimari” (le virgolette sono rigorosamente d’obbligo) da far tremare le gambe non si può essere che i favoriti. Non sono glia altri che possono vincere, sono loro che possono solo perdere.
Honduras
Classica squadra materasso (se nel calcio sono praticamente scomparse, nel vino ce ne sono ancora tante). Niente vino e nessuna speranza di evitare l’ultimo posto.

GIRONE F
Argentina
Sicuramente una nazionale che si fa notare per più di una particolarità. Non solo è quella che produce più vino in Sudamerica, ma vanta anche i vigneti posti alla maggior altitudine al mondo (e, si sa, la preparazione in altura è sempre sinonimo di ottimi rendimenti). Malbec – piedi un po’ ruvidi ma tanta sostanza – e il discontinuo Torrontés i giocatori più rappresentativi di una squadra che – caso più unico che raro – vedo praticamente tutti i giocatori provenienti da una sola zona, quella di Mendoza.
Bosnia ed Erzegovina
Žilavka e Blatina: chi sono costoro? Le due stelle della squadra balcanica sono sconosciute ai più, ma possono rappresentare un’autentica mina vagante, specialmente se la Bosnia Erzegovina approderà ai turni successivi. Con Vranac, Kambuša e Plavac – altri nomi da tenere d’occhio – è una squadra che si presenta in sordina ma che può far male.
Iran
Che ci faccio qui? Una delle culle della viticoltura dove del vino rimane però solo il ricordo. Destinata a essere schiacciata dalle altre contendenti.
Nigeria
Nella capitale Lagos il vino scorre a fiumi, ma non è prodotto in loco. Si tratta di Champagne, nuovo status symbol della borghesia nigeriana. Il paese ha il più alto tasso di incremento del consumo di bollicine francesi al mondo, e si stima che nel 2017 i litri di Champagne bevuti in Nigeria supereranno il milione, per un valore di 31 milioni di sterline. Ebbri ma con una produzione inesistente, possono solo contare sul povero Iran per non chiudere in coda il girone.

GIRONE G
Germania
Dimenticate la forza, la potenza e l’ordine dei calciatori tedeschi. I vini giocano in punta di fioretto, con grandi tecnica ed eleganza, soprattutto grazie ai riesling di Mosella e Rheingau. Spesso poco capiti dal grande pubblico, rappresentano un vero godimento per i palati più fini. Nonostante siano nel girone forse più difficile del torneo, sono come sempre tra i favoriti, anche se non godono affatto dei favori della classe arbitrale
Portogallo
Due punte potenti e di peso – Porto e Madeira – con alle spalle tanta buona volontà ma ancora poca tecnica e un’organizzazione forse non all’altezza delle migliori. Divertenti e spensierati – ricordate i due assi degli anni ’80, Lancers e Mateus? – hanno dalla loro il favore della massa e possono mettere in difficoltà anche giocatori più esperti e blasonati.
Ghana
Come la Costa d’Avorio, le cose andrebbero decisamente meglio se si parlasse di cacao. Qualche timido consumatore nelle classi alte del paese, e poi il vuoto. Girone impossibile, schiacciata da tre colossi.
Stati Uniti
Sino pochi anni or sono la maggioranza dei vini USA erano più simili a giocatori di football americano che di soccer. Ma le cose stanno cambiando, e ormai si trovano molte bottiglie che puntano sull’eleganza anziché sulla potenza. Il sempreverde Zinfandel, gli inossidabili Chardonnay e Cabernet e l’emergente Pinot Noir formano una squadra dall’ossatura solida e di sempre maggior classe. (Senza dimenticare il fatto che la quasi totalità degli arbitri è a stelle e strisce.)

GIRONE H
Belgio
Imbattibile o quasi se si parla di birra, nel vino è nazione giovanissima, pur se in crescita. 150 ettari, mezzo milione di bottiglie, 90 aziende: cifre quasi ridicole. Ma il potenziale per fare bene c’è, e se la Francia da un lato può essere un vicino scomodo, dall’altro può essere esempio e stimolo. Magari non in questa edizione, ma farà parlare di sé.
Algeria
Finiti i tempi del colonialismo, quando l’Algeria era il quarto produttore mondiale, ora il paese galleggia in mari non proprio tranquilli, dove il vino è probabilmente una delle ultime cose a cui pensare. Ma, se la scuola francese significa qualcosa, è comunque un osso duro per tutti, e potrebbe riservare sorprese. Da seguire e da tifare.
Russia
Dopo il crollo dell’URSS, con perdite molto gravi (la Georgia sopra tutte), si è notevolmente indebolita e non può reggere il confronto con le migliori. In constante aumento gli acquisti sui mercati stranieri, ma il più delle volte di tratta di vini che non vengono capiti, consumati esclusivamente per lo status che rappresentano.
Corea del Sud
Sicuramente tra i mercati emergenti del vino, manca ancora di tradizione e vanta una produzione pressoché nulla. Comoda squadra materasso, in un girone già debole di suo.

Gli arbitri
Si sa, anche gli arbitri hanno il loro peso in una manifestazione con i mondiali di calcio. Errori, sviste, rigori discutibili oppure non assegnati, il benedetto fuorigioco.
Ma chi sono gli arbitri del vino mondiale? Quelli che decideranno quale nazionale vincerà la competizione? Sono pochi, e proprio per questo potentissimi. Il loro capo si chiama Robert Parker, e sostiene di poter arbitrare più di una partita contemporaneamente. Ovviamente ha una pletora di seguaci e anche di figlioli prodighi, che si sono staccati da lui ma continuano a professare le stesse idee.
Sapranno essere equi e imparziali? Ho i mei dubbi.