È inevitabile.
Ogni quattro anni che il Signore (o chi per lui) manda in terra l’Italia – e non solo l’Italia – si ferma o quanto meno rallenta per i mondiali di calcio. Mondiali che sono sempre più pretesto o ancora meglio occasione per promuovere prodotti o iniziative.
Bene. Ma il lettoresommelier cosa c’entra con i mondiali?
Avete ragione.
BRASILE 02Però per una volta ho deciso di lasciare da parte il mio snobismo e di approfittare dell’occasione per giocare anche io i miei mondiali e soprattutto per divertirmi e magari divertivi. Non saranno però i mondiali del pallone, bensì quelli del vino.
Quindi, mantenuti i gironi del mondiali brasiliani, ha fatto le mie considerazioni tecniche e i miei pronostici, che in alcuni casi sovvertono decisamente quelli ufficiali.
Perché, se in Italia ci sono 60 milioni di commissari tecnici, anche i sommelier iniziano a essere molti.

Iniziamo con i primi quattro gironi, nei prossimi giorni arriveranno anche gli altri.

GIRONE A
Brasile
Ai padroni di casa occorre sempre concedere qualche chanche, anche se si tratta di un paese che si è affacciato solo da poco nel panorama vitivinicolo. Un outsider, quindi. Che punta su un gruppetto di oriundi italiani per dare sostanza e qualità al suo gioco (scusate, alla sua produzione). Anche se la strada per essere veramente competitivi rimane ancora lunga, rimane il favorito per la vittoria nel girone.
Croazia
Un paio di stelle e tanta imprevedibilità (leggi incostanza). Se in vena possono battere (quasi) chiunque, ma possono anche incorrere in batoste epocali. Il secondo posto del girone è però alla portata.
Messico
La produzione si può equiparare a quella croata, ma mancano tradizione e picchi qualitativi. L’ambizione è tanta, ma può contare solo sull’effetto sorpresa. Dubito possa servire a molto.
Camerun
La squadra materasso del girone: non produce vino e ne consuma pochissimo. Nessuna speranza.

GIRONE B
Spagna
Senza dubbio è la nazione emergente, in rapida e costante crescita. Tradizione unita a tecniche moderne e innovative. Gioco aggressivo e muscolare, ma anche cervelli fini. Alcune sue stelle sono anche molto ben viste dagli arbitri (ne parlerò alla fine della seconda parte), per cui è favorita non solo per la vittoria del girone, ma anche per quella finale. Da tenere d’occhio non solo Rioja, Ribera del Duero, Sherry e Cava, ma anche l’emergente Priorato.
Olanda
In un girone di ferro come questo nessuna speranza per gli Orange. Che di vino ne consumeranno anche, ma in quanto a produzione sono praticamente a zero.
Cile
Grande potenziale, non ancora supportato da una tecnica all’altezza della situazione (se non approssimativa). Si prevede una lotta appassionante con l’Australia per il secondo posto nel girone, dietro l’inarrivabile Spagna. Attenzione ai sauvignon blanc della valle di Casablanca: saranno una delle sorprese della manifestazione.
Australia
Tanta – forse troppa – muscolarità, ma anche alcuni giocatori con i piedi buoni. Attenzione ai giocatori della Tasmania: rapidi, incisivi e pungenti. Può fare strada, anche perché ben vista dalla classe arbitrale.

GIRONE C
Colombia
Fare vino quando si è praticamente a ridosso dell’equatore è impresa da titani. Una delle squadre materasso di questa edizione.
Grecia
Vittoria facile del girone, più per scarsità degli avversari – è forse la quaterna più debole – che per meriti propri. Poco conosciuti, anche per colpa di nomi strani al limite dell’impronunciabilità, sono potenzialmente capaci di grandi imprese, se solo troveranno un’adeguata guida tecnica.
Costa d’Avorio
Fossero i mondiali del cacao, di cui è il primo produttore mondiale, sarebbe tra i favoriti. Qui contenderà alla Colombia il penultimo posto.
Giappone
Grandi intenditori, a dispetto di una cultura che sino a pochi decenni oro sono non considerava quasi il vino, i giapponesi stanno facendo progressi, anche se per ora non possono competere con le grandi. Grande curiosità per l’uva Koshu: coccolata e iperprotetta, rischia di essere l’eterna promessa inespressa.

GIRONE D
Uruguay
Stretti tra Argentina a Brasile, gli uruguaiani (o si dice uruguagi?) soffrono di mancanza di visibilità e del fatto di poter contare su di un’area vitivinicola di estensione decisamente inferiore. Ma l’essere grandi e attenti consumatori vorrà pure dire qualcosa. Capaci di tutto, una delle mine vaganti del campionato.
Costarica
Natura, foreste, spiagge, vulcani. Ma niente vino. E nessuna speranza.
Inghilterra
Grandi bevitori, grandi conoscitori, grandi commercianti. Ma piccoli produttori, sebbene qualche vino spumante inizi a far parlare di se. Vantano sicuramente i due migliori telecronisti sulla piazza: Hugh Johnson e Jancis Robinson.
Italia
Un centrocampo da favola con Barolo, Barbaresco e Brunello. Un attacco frizzante con la coppia Franciacorta/Trento e rincalzi di lusso. Tradizione e solidità, accompagnate però dalla solita confusione tecnico/tattica dovuta a una legislazione non adeguata e a una comunicazione che definire carente è poco. Una della favorite, nonostante tutto.