In attesa di dedicare all’argomento un prossimo post, metto subito le mani avanti: ritengo – e per fortuna non sono il solo – che attualmente lo spumante italiano non possa reggere il confronto con lo Champagne.
È un discorso generale, e ci sono delle eccezioni. Una di queste è il Giulio Ferrari, a parer mio forse la migliore espressione italiana dello spumante metodo classico.
L’azienda è tra le più conosciute nel panorama italiano, visto che parte della sua gamma trova diffusione anche nel circuito della grande distribuzione.

La Riserva del Fondatore Giulio Ferrari è il prodotto di punta dell’azienda trentina: solo uve chardonnay che, cosa assai rara per un metodo classico, provengono da un’unica vigna, quella di Maso Pianizza alle porte di Trento. Dopo un’attesa che solitamente è di 10 anni, il vino è pronto per essere bevuto, con una longevità che – testata personalmente – lascia stupefatti.

Ed è proprio la sfida al tempo (e magari anche allo Champagne) che ha ispirato la famiglia Lunelli – attuale proprietaria dell’azienda – a concepire e realizzare una riserva ancora più estrema, dove gli anni di riposo del vino prima della sua commercializzazione diventano 16 (sì, avete letto bene, sedici!). La prima annata prodotta è stata il 1995, quella che in azienda considerano l’annata del secolo, praticamente perfetta.

Ho avuto la fortuna di bere e degustare parecchie volte il Giulio Ferrari e ho ancora bene in mente una strepitosa degustazione due anni fa a Rovereto: tutte bottiglie appena sboccate e non dosate.
Da poco ho avuto l’occasione di bere durante la stessa cena una delle 1500 bottiglie di Collezione 1995 e una “normale” Riserva 1992.
Adesso vi racconto come è andata.

GF 03Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1992.
Non amo le flûte: se è vero che esaltano il perlage, penalizzano tutto il resto. E io preferisco godermi tutto il resto che imbambolarmi a veder salire le bollicine.
Scelgo quindi un calice piuttosto ampio – che alla fine le bollicine le vedo lo stesso – e che inizialmente mi lascia  leggermente perplesso a causa di un accenno di ossidazione (quello che i profani, e non solo loro, chiamerebbero “marsalato”). Ma è solo un attimo, perché dal bicchiere inizia ad arrivare tanta altra roba, e quella lieve imperfezione – che poi è come un piccolo difetto che rende ancora più splendida una bella donna – diviene un lontano ricordo.
L’effervescenza esalta la brillantezza e l’eleganza del suo giallo dorato, perfetto per spiegare quale dovrebbe essere il colore di un grande spumante evoluto.
Il naso è un caleidoscopio stratosferico (ma sempre misurato) dove si alternano miele, frutta secca, agrumi canditi, spezie, soffusi accenni tostati e una sontuosa mineralità.
Lo bevi e vibra di freschezza e salinità, rivelandosi ancora in formissima. E surclassa senza pietà il  Bellota a cui si accompagna.
Premesso che ogni bottiglia ha una sua storia (e anche di questo magari ne parlerò in uno spazio dedicato), credo il vino abbia raggiunto al suo apice. Ma se avete la fortuna di averne ancora in cantina non correte a stapparlo, che sarà in forma ancora per un bel pezzo.
(Solo per gli enomalati: la sboccatura risale al 2002.)

GF 04Giulio Ferrari Collezione 1995.
Identico bicchiere usato per la Riserva 1992, per non cambiare il terreno di gioco.
Il giallo è meno sontuoso, più paglierino che dorato, ma i lampi di luce non mancano di catturare lo sguardo.
Il naso è di una precisione sconcertante, quasi algido, senza il minimo accenno di sbavatura. La netta vena minerale conferma meglio di un test del DNA la parentela con il 1992, accompagnata da miele, pompelmo, erbe aromatiche, incenso… Solo alla fine si percepisce la nota della liqueur d’expédition, a rendere un po‘ più umano un vino che pare finto tanto è perfetto.
Il sorso è giovanissimo, scomposto quel tanto da far rimpiangere di aver finito la bottiglia e di non averla aspettata ancora qualche anno.
L’abbinamento potrebbe far storcere il naso, ma era perfetto compagno di un’insalata russa che avrebbe fatto la felicità della più ortodossa delle zie.
Se anche qui avete la fortuna di esservene accaparrata qualche bottiglia (o anche una sola), resistete alla tentazione di berla subito, custoditela in cantina e pensate a me fra qualche anno, quando la stapperete e la troverete in grandissima forma!
(Sempre solo per gli enomalati: la sboccatura è stata effettuata nel febbraio 2012.)

Libro in abbinamento.
Due vini guizzanti ma anche profondi, perfetti per accompagnare un libro di brevi racconti come Storie di cronopios e di fama di Julio Cortázar. Se i più razionali fama apprezzeranno senza dubbio la compostezza della Riserva 1992 – e, conoscendoli, avranno perso il sonno e si saranno fatti mille problemi pensando a come conservare, stappare e servire la bottiglia, passando le notti a controllare la temperatura della cantina prima e del frigorifero poi –, gli imprevedibili cronopios saranno impazziti e avranno ballato a lungo attorno al Collezione 1995 prima di stapparlo. Ed è stata dura convincerli a non bere direttamente dalla bottiglia.

GF 01            GF 02