Lo so, arrivo tardi a parlare di Expo.
Ma che ci volete fare, sono andato a visitarlo solo pochi giorni or sono, e visto che prima di parlare di qualcosa voglio avere le idee ben chiara – un po’ come il fratello figlio unico di Rino Gaetano, che non criticava un film senza prima vederlo – vi racconto l’Expo quando è praticamente finita (anche se avete ancora un mese se non volete perdervela).

Confesso che sono andato all’Expo pieno di aspettative e credendo di trovare il meglio in fatto di innovazione e soprattutto di inventiva. Invece ho trovato il nulla, o quasi. L’argomento dell’edizione milanese – Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita – è sicuramente accattivante e di sicura presa sul pubblico, lasciando sperare in un maggiore approfondimento, che vada oltre alla semplice lezioncina di cui sopra, mi aspettavouna divulgazione e una comunicazione efficaci e piene di contenuti.

Alcuni padiglioni rasentavano la noia, con installazioni appena degne di un parco divertimenti di bassa categoria e soprattutto una povertà di idee sconcertante che sfociava in una lezioncina di geografia o – peggio – in un panegirico su quanto sono bravi in quel tale paese a sfruttare il poco che la natura ha messo loro a disposizione.
Seppure con delle (belle) eccezioni, dove più che gli effetti speciali era l’idea che stava dietro a essere vincente e innovativa, non ho trovato grossi spunti, e in alcuni momenti ha prevalso la noia (e non solo per le lunghissime file necessarie per accedere ad alcuni padiglioni).

EXPO 01

L’esempio forse più lampante è quello del padiglione dedicato al vino. Siamo in Italia, ci riempiamo tanto la bocca con le eccellenze, e sicuramente il vino è una di queste. Quale occasione migliore per mostrarla e soprattutto raccontarla al mondo mettendo a lucido tutto il meglio che abbiamo? Ebbene, il padiglione è di una banalità e una tristezza disarmanti. Tanto spazio, perlopiù vuoto, dove i contenuti sono ridotti praticamente a zero: dei boccioni con i colori del vino (che su uno sfondo nero perdono completamente di significato – ma si sa che il nero fa molto fashion –), un’animazione che, se foste andati alla Reggia di Venaria l’avrestetrovata uguale, o anche meglio, già anni fa, un elenco totalmente disorganico e confusionario delle Denominazioni d’Origine Italiane (ma senza spiegarle da nessuna parte) e così via. Roba che dopo pochissimi minuti sono scappato dalla disperazione e soprattutto per non incazzarmi.

Insomma, spiace dirlo e spiace ancora di più essere ripetitivi, ma si tratta dell’ennesima occasione perduta. E francamente a furia di segnare il passo non solo si resta fermi, ma si rischia pure di sprofondare.