Sono ormai 10 anni che seguo i corsi dell’Associazione Italiana Sommelier, e da più di 5 ho la fortuna di essere anche relatore. Una delle cose che ho notato in questi anni è la qualità sempre crescente dei vini proposti in degustazione ai corsisti.
Attenzione: non è che si beva costantemente Borgogna o Barolo, ma i vini proposti sono sempre, oltre che didatticamente significativi, anche molto interessanti.

Poi ci sono le emozioni. Come quella della scorsa settimana, quando andando a fare lezione a Pianfei (provincia di Cuneo) mi sono imbattuto in un vero capolavoro.

Il vino è un rosato, ma un rosato molto particolare: il Rosé Gran Reserva Viña Tondonia della Bodegas López de Heredia. Ma ancora più sorprendente è che si tratta di un rosato del 2000 (sì, avete letto bene: Duemila!).

VINA TONDONIA ROSESiamo in Rioja, e López de Heredia è famoso per proporre in commercio vini con tanti anni di affinamento alle spalle: non per nulla questo 2000 è l’annata più recente disponibile sul mercato.
Vi risparmio i dati sull’andamento climatico del millesimo, e mi limito a dire che si tratta di un blend di 3 vitigni, tutti tipici della regione: a bacca rossa garnacho (60%) e tempranillo (30%) e il bianco è il viura (10%). Il vino affina 54 mesi in botti per poi essere imbottigliato e messo a riposare per altri 10 anni.

Ti spiazza sin dal colore, che non dimostra affatto l’età. Un brillante rosa buccia di cipolla, che farebbe intuire un vino giovanissimo, fresco di frutti e fiori rossi, semplice e piacevole da bere. Invece lo metti sotto il naso e quasi ti mette al tappeto. La trama è elegantissima, senza una sbavatura. Spezie, una vecchia biblioteca ricca di volumi preziosi, la frutta, le erbe aromatiche. (Mi fermo qui, chi mi legge sa che non amo raccontare qualcosa che i miei lettori non hanno avuto la fortuna di assaggiare). Poi lo bevi e arriva un’altra svolta. L’eleganza è una costante, accompagnata da un equilibrio che sfiora la perfezione. La rasoiata data dall’acidità e dalla sapidità è sostenuta da una struttura impeccabile. E poi quella lieve nota tannica che conferisce ancora maggior gusto a una bottiglia che ti berresti tranquillamente da solo in poco tempo, con la voglia di aprirne subito un’altra (ma state attenti, don’t try this at home!).

Sono stato quasi in imbarazzo nel raccontare e commentare questo capolavoro, tanto che a un certo punto non ho resistito e ho detto – spesso le parole non servono o ne servono poche – che eravamo davanti a un autentico fuoriclasse. E spero che l’emozione che abbiamo vissuto rimanga impressa nella mente e nel cuore di tutti. Crescere vuol dire anche questo.

Libro in abbinamento.
Avete due possibilità per abbinare un libro a un vino così. Stemperare le emozioni con qualcosa di tranquillo e di riflessivo, oppure amplificare sensazioni ed emozioni con un libro altrettanto denso. Io preferisco la seconda opzione, e scelgo un libro di un giovane autore italiano che mi ha letteralmente folgorato: Il tempo materiale di Giorgio Vasta.