Dove

Nei meravigliosi (?) anni ’80 ero innamoratissimo dello spot della Pro Kennex, che recitava “the world is your playground”. Per me, allora ragazzo innamorato della geografia e dei viaggi, quello slogan – banale e pomposo quanto volete – aveva un significato e un fascino particolari.

Con i primi soldi guadagnati ho iniziato subito a viaggiare e sono stato un privilegiato: non solo perché nella mia vita ci sono stati – e spero ce ne siano ancora in futuro – molti viaggi, ma anche perché per alcuni anni sono riuscito a fare di questa passione il mio lavoro.

Così come per le letture, anche la mappa dei miei viaggi è eterogenea e anarchica, con vuoti clamorosi (ebbene sì, confesso, non sono mai stato a Londra!) ma con l’immensa fortuna di essermi potuto recare più di una volta in paesi anche lontani, in modo da coglierne i cambiamenti.

Ho i miei luoghi del cuore, così come ho i miei libri e i miei vini d’affezione.

Senza tralasciare quello che avviene qui da noi, visto che, almeno in campo enologico, siamo senz’altro una realtà privilegiata, gli argomenti trattati dal lettoresommelier non saranno vincolati a un’area geografica limitata. Se succederà qualcosa di interessante in Nuova Zelanda, se mi capiterà di bere un vino birmano degno di nota, se un romanzo angolano colpirà la mia attenzione, non esiterò a parlarvene.

Perché, se già negli anni ’80 il mondo era un unico e grande campo da gioco, oggi, dopo più di trent’anni, lo è ancora di più.