Il nome di Michael Cunningham forse ai più dice poco. Sicuramente vi si accenderà la lampadina sentendo nominare la sua opera più famosa, quel Le Ore (The Hours) che ha avuto grande notorietà per essere stato portato sullo schermo da Stephen Daldry e interpretato da Meryl Streep, Nicole Kidman e Julianne Moore.
Quel romanzo, che fece vincere a Cunningham il Pulitzer, si caratterizzava per una trama particolare: tre vicende lontane tra loro – sia fisicamente sia temporalmente – che si intrecciavano in un sottile gioco di richiami e di citazioni letterarie, visto che una delle tre protagoniste è la scrittrice Virginia Woolf e visto che un’altra è impegnata nella lettura di un romanzo proprio della Woolf. La scrittura di Cunningham si distingueva per essere capace di governare con estrema maestria la trama del romanzo, gestendone i tempi dell’intreccio.

LIMITE NOTTE BISIn questa sua opera, datata 2010, Cunningham affronta una trama decisamente più lineare, apparentemente neanche troppo originale.
Peter, il protagonista, è un gallerista newyorkese discretamente affermato, con una bella moglie che pare amarlo e un bel loft in una zona in della città.
La vita del nostro viene però stravolta dell’arrivo di Ethan, giovane fratello della moglie dalla vita segnata da innumerevoli viaggi alla ricerca di se stesso e da numerose ricadute nella tossicodipendenza. Ethan è anche dannatamente bello, di quella bellezza che Peter ha ricercato invano per tutta la vita.
Io mi fermo qui. Il resto – se volete – lo scoprirete leggendo il romanzo.

Ed è proprio la bellezza la vera protagonista del libro.
Bellezza che si estrinseca sia nelle opera d’arte che Peter seleziona per la sua galleria e vende (o cerca di vendere) ai suoi facoltosi clienti, ma anche e soprattutto nelle persone.
Bellezza come ideale ma ancora di più come ossessione, come obiettivo supremo da raggiungere.
Con il rischio sempre presente di idealizzare troppo certi canoni e di lasciarci sfuggire quello che di bello già ci circonda.

Etiquette-Mouton-Rothschild-19902-464x672Vino in abbinamento.
Come in ogni buon romanzo americano che ri rispetti, anche qui si beve, e pure molto. Per fortuna Cunningham evita di impelagarsi in descrizioni e nella scelta di etichette particolari. E fa bene. Ma veniamo a noi. Per un romanzo dove si parla di arte e bellezza, la scelta è quasi scontata e banale. Per la prima volta nel 1924 e poi dal 1945 Château Mouton Rothschild fà realizzare le etichette dei propri vini da artisti famosi, sempre diversi per ogni millesimo. Voi scegliete quello che vi piace di più. Io opto per il 1990, illustrato da Francis Bacon.