In questo periodo impazzano sui media le previsioni sulla vendemmia in corso.
Quest’anno, poi, l’interesse è amplificato dall’andamento di un’estate che non si è dimostrata tale e che in molte parti d’Italia è stata caratterizzata da eventi atmosferici devastanti che hanno compromesso il raccolto (ultimo la violentissima grandinata che ha colpito la Toscana pochi giorni or sono).

Avrete dunque letto/sentito, in ordine sparso.
Di un’annata scarsa in quantità ma eccezionale in qualità. Di un’annata disastrosa, dove praticamente sarà prodotto solo il Tavernello. Di un’annata che, nonostante tutto e grazie al sole settembrino, sarà eccezionale. Di un’annata ottima per i bianchi e pessima per i rossi. Di un’annata pessima per i bianchi e ottima per i rossi. Di un’annata che premierà chi ha saputo lavorare bene in vigna. E così via: l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Tutte cazzate (sì, avete letto bene, CAZ-ZA-TE).

E adesso vi spiego anche perché, in tre punti.

Primo. Mai generalizzare.
In un mondo come quello del vino dove sta prendendo sempre più piede il concetto di terroir e vengono apprezzate le differenze tra vigne spesso molto vicine tra di loro, non ha senso dare un giudizio generale. La grandinata che compromette o addirittura distrugge un vigneto può risparmiare quello distante anche solo poche decine di metri. I microclimi così spesso menzionati possono regalare condizioni favorevoli anche in annate balorde come quella che stiamo vivendo. Senza dimenticare poi che in cantina gli enologi fano miracoli.

Secondo. Aspettare.
Vi ricordate il 2003? L’annata fu caratterizzata da un’estate torrida che, sempre secondo le solite previsioni, non prometteva nulla di buono. Ora, aprendo delle bottiglie di chi ebbe il coraggio di produrre – e di produrre in maniera da salvaguardare la qualità –, capita di imbattersi in vere e proprie sorprese, se non in veri e propri capolavori.
Questo a dimostrazione che un’annata, specialmente per certi vini, deve (ripeto: DEVE) essere valutata con il tempo. Che è, e rimane, un giudice implacabile.

Terzo. Ascoltare chi il vino lo fa.
Se provate a chiedere a un produttore di vino come sarà la vendemmia, quasi mai si sbilancia. Perché sono proprio loro, i produttori, i primi a sapere che ci vuole tempo per giudicare una vendemmia. Chiaro che, essendo in vigna tutti i giorni, si possono rendere conto di quello che potrà succedere in cantina e in bottiglia. Ma neanche loro hanno un’idea precisa di quello che potranno imbottigliare, specialmente in millesimi bizzarri (tanto per usare un eufemismo) come questo.

Quindi? Per concludere, per capire veramente come sarà questa vendemmia 2014, aspettiamo – almeno – di assaggiare i vini nel 2015.