Bottiglie nel tempo

Il solo modo di trovare una cosa è non cercarla. Occorre che quella cosa cerchi voi e vi trovi. Dunque il poeta è essenzialmente passivo, riceve, ringrazia, poi fa del suo meglio per ridurre tutto questo in parole.
(Jorge Luis Borges)

 

Sarà che sto invecchiando e sto diventando più saggio.
Oppure sarà che non riesco a tenere più certi ritmi di bevute.
Fatto sta che non riesco più ad affrontare batterie sterminate di vini; preferisco poche bottiglie, e soprattutto cerco di capire come cambiano ed evolvono dopo qualche giorno.

Non è solo un esercizio lezioso e fine a se stesso, ma permette di capire se un vino può sfidare ossigeno e tempo; e può riservare aspetti inaspettati.
Un piccolo lusso che tutti dovrebbero concedersi.

Non finire la bottiglia quindi; ma conservare un po’ di vino, tappare, mettere in frigorifero (anche se è un rosso non si offenderà) e dopo un paio di giorni vedere cosa è successo.
E, molto spesso, avere delle belle sorprese.
Perché molti vini non solo si conservano perfettamente, ma addirittura migliorano: regalando profumi e sensazioni che all’inizio non erano stati capaci – o non avevano voluto? – di concedere.

Mi è successo recentemente con una bottiglia rara e preziosa come il Clos La Néore 2013 di Edmond Vatan: in due giorni è passato dall’essere opulentemente smaccato al divenire un capolavoro di sottile e tagliente raffinatezza.
Ma accade spesso, sia con vini importanti e magari con un po’ di anni in cantina sulle spalle, sia con vini più semplici. Anche con gli spumanti.

Ormai siamo abituati a volere, e spesso ottenere, tutto subito; a cercare il risultato ad ogni costo; a non lasciare il tempo alle cose.
Al vino questo non piace.

Ci vogliono mesi affinché l’uva maturi e lo faccia bene; altri mesi perché l’acino diventi misto e poi vino; mesi se non anni perché il vino possa andare in bottiglia; anni di riposo in cantina.

Il vino, che è cosa viva, dopo essere stato svegliato piuttosto rudemente non può e non vuole esprimere il massimo delle sue potenzialità. Deve ambientarsi, capire dove si trova, passare dal vetro della bottiglia al cristallo del calice, stiracchiarsi un po’, respirare a pieni polmoni.
Poi, e solo poi, inizia a entrare in forma, a esprimere quelli che sono il suo vero potenziale e la sua vera natura. A regalare a chi ha saputo aspettarlo soddisfazioni ed emozioni.

Pensateci, la prossima volta che aprite una bottiglia.

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